giovedì 9 aprile 2015

LE SERATE DEL PDSP

 Mercoledì 1 Aprile è iniziata una nuova avventura per il mio blog: "Le Serate del Pozzo di San Patrizio", serate d'incontro, degustazione e cultura alimentare e...non è stato uno scherzo!

Siamo stati ospiti presso le sale dell'associazione Fior di Sale, creazione di Ines Meo, in Via Sangallo 1, zona Città Studi a Milano.




Per inaugurare questa nuova attività ho chiamato un grande amico del PdSP, MAURIZIO BONANOMI pasticcere esperto pluripremiato  paste lievitate, titolare della Pasticceria Merlo di Pioltello (Milano). I premi ed i riconoscimenti Maurizio se li è guadagnati soprattutto con i panettoni apprezzati non solo dai clienti, ma anche dai suoi stessi colleghi che lo reputano uno dei migliori per questo dolce.  Nel 2012 ha vinto nella categoria dolci lievitati  durante l'edizione di Re Panettone con il Pangiuso, dolce che è diventato un must del suo negozio. Dolci lievitati, quindi an che la colomba pasquale, tema della serata.





Foto tratta dal sito di Re Panettone


Io amo molto il panettone di Maurizio, ma a parer mio è con la colomba che tocca le punte più alte di sapore e sofficità.





Foto di Daniela  Ferrando di CibVs presente alla serata

Dopo una mia breve introduzione storica riguardante l'origine del dolce, Maurizio ha intrattenuto i presenti spiegando le varie fasi della lavorazione della colomba e l'importanza della scelta degli ingredienti.




E per meglio far comprendere queste due fasi importanti abbiamo iniziato una degustazione comparata fra una sua colomba ed una industriale.

Confrontandole abbiamo compreso come deve essere una buona colomba, quanto lavoro c'è dietro ad noi singolo dolce, lavoro sia materiale sia di ricerca ed utilizzo degli ingredienti, tutti dettagli che poi fanno la differenza quando tagliamo ed assaggiamo una fetta di colomba.
Già visivamente abbiamo notato la differenza della glassa che ricopre la colomba: umida, morbida e lucida, con un gusto spessore e mandorle delle grandi nell'artigianale; molto spessa, secca e compatta, di un color marrone scuro opaco con mandorle piccole e scure nel prodotto industriale.



A sinistra colomba artigianale, a destra quella industriale


Appena  tagliate abbiamo potuto osservare la diversa alveolatura, elenco che denota una perfetta lievitazione: ampia e ben visibile in quella di Maurizio più minuta e compressa nell'industriale.
Diverse le due tonalità di giallo della pasta: caldo e carico nell'artigianale, più spendo, freddo  ed opaco nell'industriale. Il colore dipende sia dalla quantità di uova e da come sono state allevate le galline ( in batteria o a terra), ma soprattutto alla quantità e qualità del burro (origine geografica, se pastorizzato, se d'affioramento...)


Anche per i canditi il colore è un aspetto molto importante: non facciamoci ingannare dalla brillantezza dell'arancione dei canditi industriali perché è un colore non naturale.  In questo caso la scorza d'arancia ha avuto " un aiutino" per rinforzare e rendere più brillante il suo colore, mentre la canditura artigianale tende a scurire la scorza dell'agrume. E' un processo del tutto naturale e normale. Non sarà cromaticamente accattivante, ma sicuramente questi canditi sono più aromatici, gustosi e morbidi ( ed hanno di conseguenza un costo assai superiore rispetto a quelli prodotti industrialmente).


Buccia umida e scura: ecco i veri canditi




Uno dei signori partecipanti alla serata che aveva dichiarato di togliere regolarmente i canditi dai dolci che li contengono, non solo li ha mangiati, ma li ha trovati...buonissimi!






Dopo aver provato le differenze fra le due colombe "classiche", la degustazione è proseguita con le colombe proposte da Maurizio per questa Pasqua: cioccolato bianco e caffè, all'albicocca semicandita, ala cioccolato, pere e cioccolato.






Inutile dire che ogni partecipante abbia voluto portarsi a casa una di queste colombe per concludere nel migliore dei modi il pranzo pasquale.


PASTICCERIA MERLO
di Maurizio Bonanomi
Via Masaccio 4/b
Pioltello (Milano)

venerdì 20 marzo 2015

CONSIGLI PER GLI ACQUISTI                 PASSION COCOA


Gli anniversari sono date che ci ricordano l'inizio di una vita, di un percorso e sottolineano anno dopo anno, il viaggio intrapreso, le difficoltà incontrate e le strategie attuate per superarle.
Gli anniversari che io chiamo "rotondi" e cioè dal decimo anno  e ad ogni decina successiva,  rappresentano già una tappa importante da festeggiare con qualcosa d'importante, magari di unico.
E' quello che ha fatto Paolo Devoti, titolare, anima creativa e pulsante di Passion Cocoa, una delle piccole, curate e meravigliose realtà artigianali del cioccolato italiano.
















Una realtà che si fonda sulla passione, come ha voluto sottolineare con il nome stesso.
Paolo ha voluto festeggiare nel 2014 questo primo traguardo della sua attività cioccolatosa creando qualcosa di  particolare, una tavoletta commemorativa del 10° anno, speciale non solo per il gusto, ma anche perché prodotta solo in 250 esemplari.







Se proprio vogliamo catalogarla possiamo definirla una tavoletta spezzata, anche se Paolo non è nuovo all'accostamento cioccolato-spezie tanto amato dai chocolate makers, abbinamento che offre un'infinità di accattivanti combinazioni lasciando sempre lo spazio all'interpretazione personale: non c'è da meravigliassi se due tavolette co la stessa percentuale di massa di cacao, stessa provenienza geografica e con la stessa spezia siano assolutamente diverse fra di loro.






Dalle prime tavolette cl caffè, ai lamponi, all'uva passa di montagna, alle castagne affumicate, alla zucca mantovana fino alle più recenti all'olio d'oliva e alla granella di cacao Paolo ha dimostrato, nel corso degli anni, una creatività non comune, una sapiente abilità nel combinare cacao pregiato con aromi anche non abituali.






Quest'ultima, quella appunto del 10° anno, mi ha particolarmente colpito: ad una pasta di cacao al 75% è stata aggiunta un particolare mix di spezie.
Ed eccomi a degustare, in religioso silenzio, parte di questa tavoletta orgogliosa di poter dire agli amici appassionati di cioccolato: "...io...l'ho assaggiata!" ( e conserverò come prova la confezione numerata)
L'etichetta elenca le spezie nel seguente ordine: sale peruviano,peperoncino,cacao, pepe rosa, cipolla (cipolla?), cardamomo.








Durante la degustazione avverto subito già ala naso un profumo particolare, dolce e avvolgente, oltre a quello del cacao, che lì per lì...non riesco a definire, ma che mi piace.

In bocca percepisco immediatamente il sapore del sale, apodo e per niente amaro, molto piacevole come piacevole è trovarsi piccoli frammenti croccanti mentre il cioccolato si scioglie lentamente. E' un sale estratto e raccolto sulle Ande a 3000 metri d'altezza quindi esclusivamente a mano. Qui, ovviamente, non riesco a vederne il bellissimo e accattivante colore tendente al rosa, ma percepisco la delicatezza unita ad uno straordinario sapore.


 Subito dopo avverto l'inconfondibile sapore del pepe rosa, seguito dal peperoncino. Paolo ha scelto la varietà Guajillo dal gusto molto fruttato con sentori di bacche ( che si mescola  amabilmente con quello del pepe rosa)  e con un grado di piccantezza medio-bassa ( 3 su 10 nella scala Scoville) che non aggredisce le papille gustative pur regalando una sferzata .

 Poi arriva il particolare e piacevolmente pungente sapore del cardamomo e poi...sempre quel sapore dolce, particolare che è iniziato al naso e che ha accompagnato tutti gli altri aromi. Incredibile...è la cipolla essiccata!  Può sembrare un oltraggio ma questo sapore delicato, dolce ed insolito si sposa benissimo con il cioccolato ( sempre che vi piaccia la cipolla!).

 Il tocco finale che rende ulteriormente cremoso e rotondo il cioccolato in bocca è dato dall'olio extravergine d'oliva.


Ovviamente mi sono dilungata nel descrivervi il cioccolato, ma anche la confezione merita: essenziale, diretta ed elegante realizzata dalle sapienti mani di Elena, socia e  moglie di Paolo. Anche la chiusura della confezione è particolare e curata, come pure l'involucro che avvolge la t tavoletta dove la carta che è ala contatto con il cioccolato è diversa da quella esterna.





Infatti il cioccolato si comporta come una spugna e assorbe qualsiasi odore e quest'accorgimento evita ogni possibile contaminazione olfattiva da parte della carta.





E' possibile acquistare il cioccolato di Paolo direttamente dal suo sito www.passioncocoa.com oppure presso il Mercato della Terra di Slow Food Milano ogni primo e terzo sabato di ogni mese presso la Fabbrica del Vapore in Via Procaccini (www.slowfoodmilano.it) e scambiare opinioni direttamente con lui tramite la pagina Facebook di Passion Cocoa.
Per quanto mi riguarda...cercherò di procurarmi almeno un paio di tavolette( sperando di trovarne ancora...) da centellinare con parsimonia quando vorrò coccolarmi un po'.

domenica 15 marzo 2015

IL CIBO NELL'ARTE

VAN GOGH E LE PATATE


Vincent Van Gogh è uno dei più grandi pittori mai esistiti, unico nel suo genere con una vita troppo breve e travagliata. Ci ha lasciato , in solo dieci anni di carriera artistica, un'abbondanza di capolavori riconosciuti ed ammirati in tutto il mondo, anche se personalmente  non conobbe mai il successo.



Carattere tormentato, sempre in movimento, incapace di adeguarsi alle convenzioni sociali che il ruolo del padre, della sua famiglia e della società gli imponeva trovò un'enorme difficoltà a mettere radici in un luogo preciso trovò un unico e fortissimo legame con la terra che rappresentò con particolari ed introspezione psicologica.





Contadini che piantano patate 1884 Kroller-Muller Museum

Pur non essendo un contadino e non provenendo dal mondo  rurale utilizzò la sua profonda cultura e curiosità per rappresentare attraverso i suoi quadri l'analogia fra i cicli della  terra e quelli della vita dell'uomo.
Vedeva nel lavoro dei campi, nella fatica che comportava, l'antico sforzo dell'uomo di vivere e procurarsi del cibo, domando in parte la natura non sempre generosa di frutti.


Un prodotto colpì particolarmente la curiosità  e la fantasia artistica di Van Gogh: le patate.




Numerosi sono i quadri che rappresentano questo tubero o la sua coltivazione, spesso simbolo assoluto di un'alimentazione e di una situazione di estrema povertà. Le patate sono ortaggi che, dalle originarie terre delle Ande, si sono perfettamente  adattate alla zona climatica freddo-temperata delle grandi pianure dell'Europa centro settentrionale.


Due contadine che vangano un campo di patate 


Una volta arrivate in Europa, capitò però che molti mangiarono non i tuberi ma le foglie ed i frutti velenosi che contengono molta solanina, con conseguenti intossicazioni da parte di questa sostanza. Le patate acquisirono così una fama negativa e non considerate come alimento.
Fu a seguito della terribile carestia del 1663 che in Irlanda cominciarono a consumare, per disperazione, le patate come alimentazione umana. Ben presto tutte le popolazioni meno abbienti iniziarono a sfamarsi con questi tuberi che riempivano lo stomaco placando i morsi della fame diventando un elemento essenziale non solo come sostituto del pane, ma spesso come unico alimento per loro e per i loro animali.



Cesto di patate 1885 Amsterdam Rijiksmuseum 


Ecco perché Van Gogh, così sensibile agli stati di difficoltà ( propri ed altrui) ha rappresentato in moltissimi quadri questo povero cibo che rappresentava gente povera.


Van Gogh inizia a dipingere nature morte dal 1881 e considera questo soggetto un esercizio essenziale per un artista in formazione com'era lui in questo momento. E' il periodo della "tavolozza scura" dei colori scuri e cupi, tipici del periodo olandese.
Le patate divennero l'alimento base alla fine del 1700 in Irlanda, Inghilterra ed Olanda sempre come cibo dei poveri, persone che sentiva così vicine a lui. Motivo in più per Van Gogh per rappresentarle nelle sue nature morte.



 Krolle- Muller Museum



I MANGIATORI DI PATATE è il capolavoro che conclude il " periodo olandese" dell'Artista.
A differenza di altri, questo quadro non nasce di getto ma è preceduto da una serie di numerosi studi e bozzetti sia sull'ambientazione sia sulle teste dei personaggi, i contadini di Nuenen.
L'ambiente della stanza è cupo, i personaggi con i visi seri, dai lineamenti duri quasi grotteschi ed anch'essi scuri  perché appena illuminati dalla lampada appesa sopra il tavolo che rischiara il centro del quadro dove spicca un piatto di patate, unico elemento completamente luminoso, come per porre l'accento sull'importanza di quest'umile cibo coltivato con  tanta fatica.
L'Artista sceglie  ancora una volta questo soggetto, sottolineando come le patate fossero alla base dell'alimentazione di tutte quelle persone che, proprio come lui, vivevano ai margini della società.

I Mangiatori di Patate 1885 Amsterdam Van Gogh Museum

L'importanza di quest'ortaggio, soprattutto la sua mancanza, assunse un'importanza storica portando a conseguenze gravissime: infatti, tua a seguito della grande carestia del 1845 che colpì duramente l'Irlanda e che eliminò anche le coltivazioni di patate, la causa della prima emigrazione di massa degli irlandesi verso gli Stati Uniti.

Natura morta con cavolo, zoccoli e patate 1881 Amsterdam Van Gogh Museum



Van Gogh spesso scriveva che , non potendosi permettersi di pagare dei modelli, era costretto a dipingere  se stesso o la natura che lo circondava.  Noi posteri gli saremo eternamente grati perché grazie al suo meraviglioso estro anche delle semplicissime ed umili patate sono diventate opere d'arte.


Natura morta con patate 1888



venerdì 13 febbraio 2015

NON SI BUTTA VIA NIENTE:    ZUCCHERO DI CANNA


Non so voi, ma a me spesso capita di dimenticare dei vasetti con lo zucchero di canna in fondo alla dispensa.
A differenza di quello semolato lo zucchero di canna si asciuga molto più facilmente tant'è che per conservarlo al meglio occorre mantenere un giusto grado di umidità.





 Per farlo inumidisco un dischetto di cotone ( quello per struccarsi...per intenderci) con acqua controllando spesso ed eventualmente inumidendolo ancora.








 Se capita, appunto, di dimenticarsi il vasetto...non c'è dischetto che tenga ed ecco che lo zucchero diventa duro e difficile da togliere dal contenitore.






Se è passato tanto tempo, poi, avrà anche perso parte del suo sapore originale e le sue proprietà, 
ma ...ugualmente non va buttato via!

Riutilizziamolo per preparare un ottimo scrub. 
In  commercio ne troviamo tantissimi, fantasiosi e colorati e spesso molto costosi.
Questo prodotto funziona sempre, è tutto naturale, è profumato e costa si decisamente meno!

Suggerisco di usare del miele vergine integrale quindi non pastorizzato perché questo trattamento termico fa perdere molte delle sostanze benefiche contenute.









Come sappiamo la funzione dello scrub è quello di rimuovere le cellule morte della pelle favorendone l' ossigenazione, agevolando il rinnovamento delle cellule e permettendo ai prodotti quotidiani  di penetrare ed agire meglio.







Lo zucchero  compierà l'azione abrasiva, mentre il miele nutrirà la pelle, la renderà più morbida e grazie alle sue proprietà antibatteriche, antivirali ed antiruggine consentirà una perfetta e profonda pulizia oltre ad attenuare l'inevitabile attrito.








Preparare questo scrub è facilissimo: basta miscelare la stessa quantità di zucchero "dimenticato" e di miele, mescolando bene i due ingredienti.














...non vi viene voglia di mangiarlo?



























Conservare lo scrub in un vasetto che possa essere chiuso ermeticamente ( teme l'aria) e a temperatura ambiente.










Dopo aver lavato la parte da  trattare accuratamente applicare una piccola parte di prodotto sulla pelle umida e massaggiare delicatamente con movimenti circolari e,  anche se sono prodotti naturali , evitare la delicata zona degli occhi.
Sciacquare con abbondante acqua ed asciugare picchiettando con un panno morbido.



E' ottimo per le labbra: dopo questo trattamento le labbra sono più idratate e quindi morbide, spariscono quelle piccole ed antiestetiche rughette ed il rossetto dura  più a lungo.












Oltre per il vostro uso personale questo scrub può diventare un particolare ed utile regalo per le vostre amiche.





Ecco il mio scrub pronto per essere usato

venerdì 23 gennaio 2015

NON SI BUTTA VIA NIENTE: I CIPOLLOTTI





Gli anglosassoni li chiamano "spring onions" ovvero cipolle primaverili perché sono piccole e giovani cipolle raccolte prima che il bulbo possa avere la possibilità di ingrandirsi.

Noi li conosciamo come cipollati e sono apprezzati per il loro sapore che è una via di mezzo fra la cipolla e l'erba cipollina: più delicato della cipolla e più piccante dell'erba cipollina.

Tutta la pianta è commestibile sia cruda sia cotta e generalmente si utilizza solo il bulbo.


Nei piatti delle cucine asiatiche invece, soprattutto la parte dello stelo, molto più carnoso rispetto a quello dell'erba cipollina, è usatissimo.






Gamberi in agrodolce





Manzo saltato con cipollotti

Vediamo come utilizzare questa verdura al meglio senza sprecare nulla.

Come anticipato, la parte bianca è generalmente consumata cruda nelle insalate o nel pinzimonio grazie al sapore aulente  ma delicato. Se potete tagliate sempre le verdure con un coltello di ceramica per non ossidarle.






La parte intermedia, quella compresa fra la cipolla vera e propria e la parte terminale verde scura, può essere udita come base nei soffritti ( da sola o in aggiunta con altre verdure) o  per una gustosa frittata.





 Oppure  aggiunta all'ultimo momento profumando ed insaporendo delle semplicissime ma gustose uova all'occhio di bue.





La parte più esterna, la più carnosa, la congelo insieme agli "scarti" delle verdure ( le parti dure non utilizzate per gli altri piatti ) nel congelatore per poi preparare un ottimo brodo vegetale ( vedi post precedente sempre nella stessa sezione).










 E' una pianta che tende a rovinarsi facilmente in frigorifero: conservo i cipollotti lavati  in un contenitore nel frigo così sono sempre pronti per essere usati 






mentre le due  parti verdi in contenitori separati nel freezer.




"scarti " di verdure per il brodo vegetale





Così preparati i gambi sono molto pratici anche da congelati





giovedì 15 maggio 2014

ISTRUZIONI PER L'USO

Questo blog, ve lo anticipo, è un po' diverso da quelli che avete visto finora...è una voce fuori dal coro...proprio  come sono io nella vita di tutti i giorni.
Pur sapendo che la struttura del blog è a "scorrimento" ho voluto raggruppare i post in sezioni ( l'elenco è a destra).
Nell'home page non troverete  quindi l'ultimo post scritto...ed allora...per favore...non vi fermate a questa dicendo..."...beh...è da tempo che non lo aggiorna...lasciamo perdere!" andando via senza leggere.
Non è ortodosso? Pazienza...a me piace così e spero che voi apprezziate i contenuti, più l'impostazione grafica e la forma. GRAZIE!